DJOKOVIC: ROBOT O SOLO ATLETA MOLTO ALLENATO?

Dalle parole di Novak emerge quanto allenare il “focus attentivo” ed il dialogo interno, può rendere l’atleta capace di realizzare le grandi imprese.

Novak Djokovic commentando la finale di Winbledon: La stabilità mentale mi ha salvato nei match-point e mi ha permesso di rimontare e vincere.Mentalmente è stato il match più duro della mia carriera, più duro di quello contro Nadal in Australia. Quello più fisico, questo più mentale”.

L’allenamento mentale, infatti, è stato la chiave per la vittoria, che lo ha aiutato a vincere non solo contro Federer ma anche contro il pubblico che sosteneva in maniera veemente l’avversario.

“Ci sono energie che non derivano solo dal tuo corpo, ma anche dalla tua mente e dalla tua essenza. Per me è sempre una lotta interiore, oggi ho cercato di chiudere fuori di me tutto ciò che mi succedeva intorno. Il coraggio deriva dalla visualizzazione che si può fare prima. Mi sono costruito uno scenario in cui potevo essere il vincente. Sapevo come sarebbe stato l’ambiente e come avrebbe reagito il pubblico: avere gli spettatori dalla tua parte aiuta, ma se così non è, devi trovare il modo di superare la difficoltà. Quando la folla gridava “Roger” io sentivo “Djokovic”. E’ allenamento mentale.”

Djokovic si è semplicemente allenamento mentalmente e, come lui stesso dichiara, ciò può fare una grande differenza in qualsiasi prestazione.

La tecnica per gestire efficacemente il tifo avversario è tra gli esercizi a cui dedico una grande attenzione quando preparo un atleta che deve affrontare una prestazione su di un campo “ostile”. E’ essenziale che l’atleta riesca a “ristrutturare” i cori avversi per trasformarli in incitamenti a proprio favore.

Novak Djokovic è stato capace di cancellare due Championship Point a Roger Federer nel quinto set della finale di Wimbledon durata più di cinque ore, dando prova di un’eccezionale forza mentale, che è risultata decisiva nella conquista del suo 16esimo torneo del Grande Slam.

In una intervista rilasciata prima della finale, un giornalista gli ha chiesto: “Hai parlato dell’importanza del concetto di visualizzazione nella tua preparazione. In questo torneo hai affrontato molti giocatori giovani, alcuni veterani. In finale, affronterai qualcuno che conosci molto bene…sono curioso: come incide, l’esperienza del tuo avversario, su questo processo di visualizzazione?”.

Djokovic rispondeva: “È parte della mia routine pre-partita; lo faccio anche in campo. Penso che lo facciamo tutti, alcuni consciamente, altri no. Penso sia normale, quando qualcosa ti sta molto a cuore: vuoi prepararti nel modo migliore possibile. Specialmente durante i cambi campo, visualizzo ed immagino come potrebbero essere il punto o il game successivo. È un po’ una battaglia con se stessi. Penso che la prima vittoria sia proprio contro se stessi, e quello che accade al di fuori è, mi viene da dire, una conseguenza o una manifestazione di quel pensiero interiore. La visualizzazione è una parte di questa preparazione mentale, è molto molto importante per me. La uso continuamente. Ho una striscia positiva contro di loro, nelle finali. Ad ogni modo, sono i due più grandi rivali che io abbia avuto in carriera. Naturalmente sarò agitato, nervoso e vivrò tutte le emozioni che possono venirti in mente. Dovrò fare del mio meglio per controllare queste emozioni in un modo che mi permetta di far uscire il mio miglior tennis, preferibilmente lungo tutto il match”.

Dalle parole di Novak emerge quanto saper comprendere e gestire le emozioni, allenare il “focus attentivo” ed il dialogo interno, può rendere l’atleta capace di entrare nello ”stato di grazia” necessario per realizzare le grandi imprese. Atleti professionisti, amatori, giovani talenti ed anche i tecnici possono allenare la propria mente per esprimere al meglio il proprio potenziale.

Per informazioni su percorsi di allenamento mentale: www.sportmentalcoach.it

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