Mattioni: Non a tutti fa bene isolarsi

Mattioni

Da “Il Giornale”

Allenare la mente per condurre l’atleta verso le migliori prestazioni possibili. Alessandra Mattioni, Sport Mental Coach, ha “traghettato” diversi sportivi a Tokyo 2021 dopo un lungo cammino iniziato prima di tutto a livello psicologico, componente fondamentale e chiave per raggiungere il successo anche ad alti livelli.

Tra i suoi atleti olimpici, ci sono i velocisti Scotti, Fontana, Sibilio, Di Lazzaro e Dosso, il lanciatore del peso Fabbri e il saltatore Sottile.

È giusto chiedere a un atleta di isolarsi?

«Dipende! ci sono atleti che hanno bisogno di “raccogliersi” ed altri che sentono la necessità di confrontarsi e riescono ad non essere condizionati dalle opinioni altrui. E questa è una competenza che si può allenare. L’isolamento tout court potrebbe non essere funzionale al raggiungimento dell’obiettivo. La prestazione è influenzata sia focus che dal dialogo interno, ossia su cosa pone l’attenzione nei momenti decisivi e dalle parole l’atleta rivolge a se stesso. Il Mental Coach allena lo sviluppo di entrambe.»

Qual è la ricetta giusta per gestire i social network?
«Gli atleti vengono allenati a gestire le proprie emozioni ed ad attribuire la giusta importanza alle informazioni che arrivano da fuori. In base a questo riescono  a dare il giusto peso alle opinioni altrui, rimanendo concentrati e focalizzati sui propri obiettivi. »

Questo mondo virtuale parallelo è un bene o un male? 
«Va gestito e non demonizzato. Veniamo da un periodo in cui tutti gli atleti hanno affrontato il lockdown, durante il quale i social hanno rappresentato una preziosa risorsa. Poi hanno avuto a che fare con un periodo tutt’altro che normale: bolle, isolamenti, gare affrontate da reclusi e un villaggio olimpico blindato. Tutto questo di certo non aiuta».

In questo senso le Olimpiadi possono rappresentare una lezione per il futuro?
«Federica Pellegrini è stata eletta come membro del Cio nella commissione atleti. Da quello che si legge, tra le sue volontà c’è anche quella di migliorare la qualità della vita degli sportivi che arrivano alle Olimpiadi, anche fornendo loro un allenatore mentale. Sarebbe un elemento di fondamentale importanza, non va dimenticato che c’è sempre una forte correlazione tra le emozioni e la prestazione».

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