OLTRE LA RETE: CUORE E MENTE NELLE FINALI NAZIONALI DI VOLLEY

OLTRE LA RETE: CUORE E MENTE NELLE FINALI NAZIONALI DI VOLLEY


Per chi vive con passione il mondo della pallavolo, le Finali Nazionali delle categorie giovanili non sono solo un evento sul calendario: sono un momento magico, un rito di passaggio. È il culmine di un intero anno di vita; è il punto di convergenza dove i mesi di sudore, i sacrifici quotidiani in palestra, le sveglie all’alba e le trasferte infinite si trasformano in un’unica, intensissima scarica di adrenalina.

In quei palazzetti l’aria è densa. Si sente lo stridore ritmico delle scarpe sul parquet, l’odore pungente della resina, il battito dei tamburi sugli spalti che si fonde con il battito del cuore degli atleti. Ma soprattutto, si percepisce quel carico invisibile e meraviglioso di sogni che ogni giovane promessa porta sulle spalle insieme alla propria maglia. Qui si sfidano le eccellenze d’Italia, squadre che hanno superato selezioni regionali durissime per rappresentare il proprio territorio e, soprattutto, il proprio valore.

Seguo queste manifestazioni da molto tempo e, nonostante sia ormai considerata una veterana della specialità – il mio primo scudetto risale al 2015 con il Volleyrò Casal de Pazzi, seguito da un cammino ricco di titoli fino ai traguardi più recenti nel 2024 e 2025 con il Torri di Quartesolo – l’emozione che provo nel vedere questi ragazzi e ragazze non accenna a diminuire.

C’è qualcosa di profondamente puro nel modo in cui un atleta Under affronta la sfida: una miscela di talento ancora grezzo, speranza purissima e quella vulnerabilità tipica di chi sta ancora scoprendo chi è, non solo come giocatore, ma come persona. Molte delle atlete che ho avuto il privilegio di allenare in queste categorie giovanili oggi calcano i parquet delle più importanti squadre nazionali e internazionali, dalla Serie A fino alle competizioni europee. La mia soddisfazione più grande? Quando mi confidano che nei momenti strategici usano ancora i miei “trucchi”. Con alcune di loro il nostro rapporto professionale non è mai terminato: continuiamo a lavorare insieme ancora oggi, affrontando le sfide dell’alto professionismo con la stessa dedizione nata su quei campi di provincia.

In questi contesti, il mio ruolo di Mental Coach è essere un’ancora. Sono lì per aiutarli a smorzare la tensione del momento, permettendo loro di ritrovare quella lucidità e quella forza interiore necessarie per esprimere tutto il potenziale che hanno costruito, goccia dopo goccia, insieme ai loro tecnici.

IL CUORE TECNICO: SCONFIGGERE L’AVVERSARIO INTERNO

Nelle competizioni di alto livello, specialmente in quelle giovanili dove l’emotività gioca un ruolo preponderante, l’avversario più temibile non è quello che si trova al di là della rete. È un avversario invisibile, eppure estremamente potente: quello che risiede nella nostra mente.

È quel dialogo interno (il cosiddetto self-talk) che, nei momenti di massima pressione – magari su un set point o dopo un errore grossolano – inizia a sussurrare dubbi, a ingigantire lo sbaglio commesso o a far temere il giudizio dei compagni, dei genitori o dell’allenatore. Quando l’atleta inizia a giocare “per non sbagliare” invece che “per vincere”, l’avversario interno ha già preso il sopravvento.

Il mio compito fondamentale è fornire gli strumenti per bloccare queste interferenze. Liberare la mente significa permettere agli atleti di accedere allo “stato di flow”: quella condizione di grazia e massima efficienza in cui ogni movimento fluisce naturale, la percezione del tempo si altera e la cooperazione mente-corpo è perfetta. Secondo una ricerca condotta dalla British Psychological Society, un programma di allenamento mentale strutturato può incrementare le performance di un atleta fino al 50%.

Non si tratta di magia o di semplici discorsi motivazionali, ma di scienza e strategia applicata. A parità di preparazione fisica, capacità atletiche e competenza tattica, è il “gioco mentale” a determinare chi salirà sul gradino più alto del podio e chi resterà con il rammarico di non aver saputo esprimere il proprio valore sotto pressione.

I GIOVANI ATLETI NON SONO “ADULTI IN MINIATURA”: LA SFIDA DELL’ADOLESCENZA

Dobbiamo sempre ricordare che i giovani atleti ad alto potenziale non sono piccoli professionisti già formati. Vivono l’adolescenza, un’età caratterizzata da mutamenti biologici profondi e incertezze costanti. In questa fase, ciò che prima appariva certo diviene improvvisamente discutibile; le figure di riferimento vengono messe in discussione e la percezione di sé è in continuo divenire.

Far conciliare l’impegno sportivo ad alta intensità con le esigenze dello studio e con una vita privata che sboccia è una sfida monumentale. Senza i giusti strumenti mentali per metabolizzare le critiche e gestire la frustrazione delle sconfitte, la motivazione rischia di vacillare proprio quando il talento avrebbe bisogno di spiccare il volo. Il Mental Coaching giovanile agisce proprio qui: protegge la passione dell’atleta e gli insegna a trasformare la pressione e l’errore in un dato tecnico su cui lavorare, invece che in un fallimento personale.

IL BINOMIO ALLENATORE-MENTAL COACH: UNA SINERGIA DI RISPETTO

Un punto a cui tengo particolarmente, e che definisce la mia etica professionale e quella del nostro team, è il rapporto con lo staff tecnico. Il Mental Coach non è, e non deve mai essere, un’entità isolata o, peggio, una figura che si sovrappone a quella dell’allenatore.

L’allenatore è il direttore d’orchestra. È lui il principale autore e responsabile del programma di allenamento e della guida strategica della squadra. È lui che detta i tempi tecnici, definisce la tattica e decide come e quando inserire gli interventi del Mental Coach. Il mio lavoro si inserisce in una cornice di totale cooperazione e rispetto dei ruoli.

Quando un allenatore e un Mental Coach operano in sinergia, si crea un ambiente protetto e stimolante. Il tecnico si occupa di fornire le “armi” tattiche per combattere in campo; io mi occupo di assicurarmi che l’atleta sia lucido, motivato e pronto a usarle senza che la paura o l’ansia gli blocchino la mano nel momento decisivo.

UNA NUOVA FRONTIERA: IL COINVOLGIMENTO DEI GENITORI

Una delle novità più significative del nostro metodo è l’estensione del lavoro alle famiglie. La guida delle giovani promesse non può prescindere dal coinvolgimento dei genitori. Spesso non ci si rende conto di quanto l’atteggiamento, il tono di voce o il “punto di attenzione” di un genitore possano influenzare la serenità e, di riflesso, la performance di un figlio.

Un genitore consapevole dei meccanismi mentali e dell’impatto che le parole hanno sulla neurologia del proprio ragazzo diventa il miglior alleato del suo percorso sportivo. Negli anni ho avuto modo di sperimentare personalmente quanto sia potente fornire ai genitori strumenti di comunicazione efficaci. Aiutarli a comprendere come sostenere i figli in questa fase travagliata della vita significa offrire all’atleta un sostegno completo, armonizzando lo sport con le esigenze della vita privata e della crescita armonica.

VERSO IL TRAGUARDO CON IL MINDFLOW TEAM®

Per rispondere alla crescente complessità dello sport moderno e garantire uno standard di eccellenza costante, oggi non opero più da sola. Ho scelto di circondarmi di professionisti che ho formato e selezionato personalmente, dando vita al MindFlow Team.

Lavorare in team ci permette di seguire con la massima dedizione più realtà contemporaneamente, portando lo stesso metodo e la stessa cura del dettaglio su ogni campo. Attualmente, con i coach del team, stiamo seguendo le squadre femminili del Torri di Quartesolo e del Cutrofiano Volley, oltre a tre atleti impegnati nelle finali del campionato maschile.

L’allenamento mentale non è più un accessorio, ma una componente essenziale della preparazione di un atleta moderno. Acquisire competenze di Mental Coaching significa offrire ai giovani un sostegno che va oltre il rettangolo di gioco, fornendo loro “competenze per la vita” (life skills) che resteranno preziose anche quando la carriera sportiva lascerà spazio ad altri percorsi.

Sei un dirigente, un allenatore o un genitore? Se desideri scoprire come il metodo del MindFlow Team può trasformare il talento della tua squadra o di tuo figlio in un’eccellenza costante, ti invito a contattarmi. Insieme, possiamo liberare quel potenziale che ancora attende di essere espresso e costruire una mentalità vincente che duri nel tempo.

Perché la vera vittoria inizia sempre nella mente, molto prima che l’arbitro fischi l’inizio della partita.

Alessandra Mattioni Sport Mental Coach
Alessandra Mattioni
Mental Coach Sportiva

Dal mio percorso agonistico ho imparato il valore di impegno e sacrificio: oggi li trasformo in strumenti e percorsi di crescita mentale per atleti, tecnici e società sportive.