AL VOLLEYRÒ SI DIVENTA CAMPIONI ALLENANDO ANCHE LA MENTE

ROMA, 1 aprile 2017 - Davanti alle grandi impese dello sport, in tanti si domandano se i campioni, oltre alle straordinarie doti fisiche, abbiano anche sviluppato particolari capacità mentali che li distinguono da tutti gli altri atleti o appassionati di sport. Negli ultimi anni la scienza ha fatto passi da gigante e oggi la risposta più comunemente condivisa è sì, certo. La condizione fisica, infatti, è fondamentale, ma allo stesso tempo è importantissima anche la mente che sta al comando dell’espressione delle potenzialità di ogni singolo atleta. Sviluppare la mente favorisce le abilità degli atleti nel raggiungimento dell’obiettivo e di performance di alto livello. Queste capacità non sono frutto del caso e non nascono da sole, ma non sono neanche così difficili da acquisire. Derivano da un atteggiamento mentale che qualunque sportivo, con un po’ di volontà, può raggiungere allenandosi con costanza. Perché il cervello, al pari di qualsiasi muscolo del corpo, può essere allenato. Alessandra Mattioni da molti anni ormai ha fatto della preparazione mentale la sua professione, aiutando tanti atleti e squadre a migliorare le proprie performance, portandoli a raggiungere i massimi livelli possibili. Il Volleyrò Casal de’ Pazzi si avvale della sua esperienza da tempo e i risultati delle ultime stagioni sembrano avvalorare la scelta fatta. E con l’avvicinarsi dei grandi eventi, Alessandra Mattioni ha iniziato il suo programma di allenamento mentale con le ragazze.

Dottoressa Mattioni, chi è un mental coach?

“È un professionista che aiuta l’atleta a conoscersi e a organizzarsi. Ma non solo, aiuta anche il tecnico e, a volte, il genitore. Spesso provoca nell’atleta una pace interiore perché, quando è in crisi, non riesce a trovare più le strategie per esprimersi con efficacia. L’allenamento mentale può aiutare l’atleta a meglio esprimersi con se stesso, con la squadra e con l’allenatore. Tutto questo si traduce in una serie di reazioni positive: le squadre diventano più proattive, più collaborative e l’atleta è meno critico quando il compagno sbaglia. Il bravo allenatore mentale sa comunicare con l’atleta e motivarlo. Un ottimo allenatore mentale favorisce la trance agonistica, agendo e allenando le condizioni che aiutano a raggiungerla. Sono condizioni specifiche, tra le quali le più importanti sono il focus attentivo, il dialogo interno e la gestione dello stato. Queste aree si possono allenare con tecniche molto semplici e con veri e propri esercizi anche fisici, che l’atleta deve inserire nella propria quotidianità. Perché non è magia mentale ma allenamento mentale”.

Come si è avvicinata al mondo dello sport?

“Inizialmente mi sono specializzata nel Life, poi nel Business e quindi, per puro caso, mi è stato chiesto di allenare una squadra. Mi si è aperto un mondo, perché ho notato quanti sforzi, quanta energia, quanta disciplina mettono in campo gli atleti, le squadre, la dirigenza per creare una prestazione e quanto poco basta per mandare tutto in crisi. Questi sacrifici mi hanno fatto venire voglia di fornire agli atleti, ai tecnici e alle squadre le strategie per esaltare l’energia messa in campo”.

La pallavolo, nello specifico, necessita di abilità mentali particolari rispetto ad altre discipline?

“Alleno un po’ tutti gli sport, ma quelli di squadra hanno maggior bisogno di allenamento mentale per la presenza della dinamica di gruppo. Quest’ultima complica le cose pur alleggerendo le responsabilità del singolo, perché il giorno in cui l’atleta non è al massimo, lo possono essere i compagni di squadra e il risultato lo si porta a casa ugualmente. Nello sport singolo, ovviamente, non è così. Negli sport di gruppo c’è la variabile dei compagni e dei rapporti stretti con loro. Negli sport singoli, inoltre, non c’è il problema della convocazione; negli sport di squadra, invece, ciò spetta agli allenatori. Il rapporto tra l’atleta e il tecnico è fondamentale e spesso può inficiare la prestazione, perché l’atleta si autoconvince di non essere valutato e valorizzato in maniera adeguata. Ciò rischia di creare le profezie di insuccesso che si autorealizzano”.

Cosa prevede il suo programma con le ragazze del Volleyrò?

“Anche quest’anno ci stiamo preparando per le Finali Nazionali. Ormai gran parte delle ragazze sono già allenate per le esperienze degli anni scorsi e mi fa molto piacere vedere come all’inizio degli allenamenti vogliano spiegare alle nuove compagne cosa le ha aiutate e quanti benefici abbiano riscontrato anche nella scuola o nelle relazioni con i compagni. Il mio lavoro è molto facilitato, perché ne parlano con grande entusiasmo. La mia strategia è estremamente pratica e i benefici sono subito visibili”.

Che qualità ha notato nelle giocatrici del Volleyrò e in che modo possono essere aiutate a migliorare le loro prestazioni?

Le ragazze del Volleyrò sono dei talenti dalla forte motivazione e ciò rende il mio lavoro più stimolante e allo steso tempo più delicato. Rispetto a tante altre atlete, le ragazze del Volleyrò hanno maggior bisogno di allenarsi mentalmente, perché sono giovani e molte sono lontane da casa per la prima volta. E poi hanno la scuola, una grande quantità di allenamenti, quindi lo scarso tempo libero, la necessità di dover studiare e contemporaneamente rendere in maniera così elevata. Tutto questo rende la loro vita particolarmente impegnativa anche a livello emotivo. Avere strategie che le aiutano può fare una grande differenza. Quest’anno, all’inizio dell’allenamento, ho chiesto che cosa piacesse di più alle ragazze riguardo alla stagione in corso e mi hanno risposto, soprattutto le nuove, la grande facilità con cui si sono inserite e con cui sono diventate un gruppo. Le “veterane” hanno replicato che questo è stato possibile perché loro erano già allenate a farlo”.

Negli ultimi anni l’allenamento mentale ha abbattuto molte barriere, ma trova che ci siano ancora resistenze e pregiudizi da parte di chi lo considera un corpo estraneo rispetto alla preparazione fisica e tecnica?

“Ci sono ancora molti pregiudizi, perché non si sa bene che cosa sia l’allenamento mentale. L’allenamento mentale prevede una formazione specifica, prevede certificazioni e ci sono molte associazioni di settore. Ma la grande differenza, come in tutte le cose, la fa l’efficacia. A un bravo allenatore mentale non occorre farsi pubblicità, perché c’è un grande passaparola. Purtroppo in Italia c’è ancora l’idea che l’allenamento mentale serva soltanto quando l’atleta è in crisi e vuole ritrovare i suoi standard. In realtà l’allenamento mentale è utile a qualsiasi atleta per migliorare le performance e allenare la capacità di andare in trance agonistica. Questo al Volleyrò l’hanno capito e come in tante altre cose stanno già avanti”.

 

Marco Tavani

Ufficio Stampa

Volleyrò Casal de’ Pazzi

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Sito Web: www.volleyrocasaldepazzi.it

 

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